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“Chi ha un perché abbastanza forte può superare qualsiasi come. (Friedrich Nietzsche).”

Vorrei raccontare la mia esperienza personale.
È da quando avevo undici anni che corro. Per me è come respirare. La corsa è vita, è gioia, è amore. Per tanti anni ho corso a livello agonistico raggiungendo buoni risultati a livello nazionale. Quando c’è stato da scegliere se diventare o no una professionista, i miei genitori scelsero per me, l’obiettivo era studiare. Ho continuato lo stesso a correre divertendomi. Mi sono laureata, ho iniziato a lavorare e la corsa rimaneva sempre nella mia quotidianità.

Nel 2010 il mio cuore comincia ad “impazzire”, l’unica soluzione è operarsi, l’aritmia è troppo pericolosa. Mi crolla il mondo addosso, ora cosa faccio? Non potrò più correre. Nel frattempo mi ammalo di tiroide, non funziona più. Non so più cosa fare. Decido di affrontare la situazione, mi faccio operare e dopo un anno riesco a riprendere a correre quotidianamente. Sembra un miracolo.
Un giorno mentre ho in braccio mia figlia Caterina, la più piccola di tre, mi esplode nella mente un sogno: girare l’Italia correndo. L’anno dopo nello stesso periodo, aprile 2013, parto da Milano e in 21 giorni attraverso l’Italia correndo una mezza maratona al giorno passando da ogni capoluogo di regione. Un’esperienza meravigliosa, che mi ha portato a realizzare Running for Kids, nel 2014.
Due progetti stupendi, che mi hanno permesso di diventare la donna che sono. Nel 2015 non avevo intenzione di fare qualcosa di particolare. Non avevo sogni da realizzare. Quindi decido di preparare la maratona, in modo da fare il personale.

Il 29 ottobre 2014 la mia vita si ferma per qualche minuto. Subisco una brutta aggressione e il momento in cui penso di morire, mi “risveglio” sul Naviglio che corro verso la salvezza.

Da quel momento vedo solo buio, non riesco a vedere i miei figli, mio marito, la mia famiglia, intorno a me c’è il nero totale. Avevo solo due scelte: sprofondare lasciandomi andare inerme o provare a risollevarmi trovando una nuova energia positiva. Dopo due settimana mia mamma entra in ospedale per un’emorragia cerebrale. Ritorno nel buio. Non ho forze, non riesco a risollevarmi. Sento l’amore delle persone, ma dentro di me lo squarcio è enorme. Una notte insonne, rifletto su che cosa mi può aiutare a sopravvivere. Nasce Rexist Run: dalla Francia alla Slovenia, 700 km in 8 giorni. Il 6 gennaio 2015 muore mia mamma. Il mio faro si spegne, sono in balia delle onde ma nuoto, ogni tanto bevo e affondo ma ritorno sempre su.
Il 10 maggio parto per la mia impresa, sarà la mia rinascita. Ho superato crisi, ho avuto allucinazioni, ho pianto, ho riso, ho sofferto, ma ho ritrovato la luce.

Nel corso della mia vita, mi sono ritrovata ad affrontare alcune difficoltà, spesso ho avuto paura di non farcela ma sempre sono riuscita a risollevarmi ritrovandomi più forte di prima.

Sicuramente la mia resilienza nel corso degli anni è aumentata. Ho vissuto in una famiglia numerosa, ho tre fratelli, questo mi ha permesso di “combattere” ogni giorno per ricavare il mio spazio. Ho iniziato subito con uno sport agonistico, le prime gare le ho affrontate a sei anni con il nuoto. A dodici anni i miei allenamenti di atletica erano giornalieri e molto faticosi. Il confronto con gli altri era continuo, e lo stress da prestazione era altissima. Quindi le mie esperienze a livello sportivo mi hanno portato a superare fin da bambina ostacoli per arrivare a raggiungere un obiettivo. Ho imparato fin da subito che per ottenere un risultato bisogna fare fatica senza arrendersi alla prima avversità.
Inoltre ho avuto la fortuna di avere come punti di riferimento persone estremamente positive, mia mamma era una persona molto ottimista, era una grande combattente e mi ha insegnato a sollevarmi ad ogni caduta.
Quindi la mia interpretazione dell’evento, anche il mio drammatico, è sempre rivolto alla soluzione senza arrendersi facilmente; vi confesso che non è stato sempre facile e ogni tanto sarebbe stato molto più semplice lasciarsi andare senza reagire. Mi sono allenata a pensare a micro obiettivi, ho meditato molto, soprattutto quando i miei pensieri tendono a prendere il sopravvento sulla realtà.
Penso di essere una donna resiliente perché difficilmente mi arrendo davanti alle avversità.

Luca Borreca

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