“Il saggio esige il massimo da sé, l’uomo da poco si attende tutto dagli altri.” (Confucio)

Ti sei mai chiesto cosa accadrebbe se ribaltassi il tuo punto di vista?

Provo a spiegarti meglio. Nella vita di ogni giorno, così come nello sport, siamo portati ad affrontare le situazioni che ci capitano in condizioni ottimali. Gli appuntamenti programmati, l’agenda già stabilita da settimane; oppure gli indumenti freschi e puliti prima degli allenamenti, cerchiamo di uscire ad allenarci nelle condizioni meteo ottimali e così via. E se invece delle condizioni ottimali reali, ti trovassi ad affrontare le peggiori condizioni che tu potessi immaginare? Per esempio una riunione importante senza aver dormito, una giornata impegnativa con una scorretta alimentazione o ancora un evento sportivo con l’attrezzatura non idonea o in condizioni atmosferiche avverse.

Generalmente, per gestire quegli eventi inattesi, lasciamo che sia il caso a fare il “miracolo”.

Lasciamo che sia qualcun’ altro o qualcos’altro a gestire i nostri imprevisti. A questo punto, torno alla domanda fatta all’inizio. E se da oggi ribaltassi il tuo punto di vista? Se iniziassi a provare volontariamente a sottoporti a condizioni non-ottimali? In altre parole, se ti iniziassi ad allenare alle avversità?

La provocazione che sta alla base di questa “rivoluzione”, sta nel concetto di privazione. Già nell’antica Grecia alcuni filosofi si privavano delle comodità e si distaccavano dalle cose terrene per raggiungere integrità morale e intellettuale.

L’idea che ti proponiamo oggi è decisamente meno alta e nobile, ma non per questo meno importante e suggestiva. Si tratta di provare ad aggiungere ai tuoi allenamenti elementi meno piacevoli, in modo da poter vivere o gareggiare in condizioni meno favorevoli.

Ecco quindi cosa può insegnarti il metterti a disagio volontariamente:

  1. Ti consente di dominare le tue paure. Infatti allenarsi alle avversità ti insegna a dominarle. Quando si incontra la paura dobbiamo considerarci fortunati perché è in quel momento che entra in gioco il coraggio. Si pensa che i coraggiosi non abbiano paura. La verità è che conoscono molto bene la paura. Il trucco sta nel continuare a esplorare anche se scopriamo che nulla è quello che pensavamo.
  2. Mette in luce le tue potenzialità. Saper rinunciare, riduce il loro potere su di noi e ci fa scoprire che possiamo vivere anche senza di loro. Quando riduci la quantità di cose di cui pensi di aver bisogno, impari a sfruttare al meglio le armi a tuo favore, ed esalti quelle che sono le tue potenzialità.
  3. Cambia il tuo modo di vedere le cose.  Che cosa accadrebbe se dovessi rimanere senza smartphone per un giorno o senza rifornimenti durante una gara? Vivere volontariamente il disagio ti prepara a quando i tempi saranno davvero difficili, in modo da affrontare al meglio situazioni impreviste. Ti insegna a guardare le cose da prospettive differenti, provando a cercare la soluzione migliore per risolvere il tuo problema.

Un esempio molto pratico di questi giorni che stiamo applicando sia io che Ivana, è quello di allenarci in condizioni non ottimali volontariamente. Io vado in bici e corro negli orari più caldi di queste giornate estive, per abituarmi al caldo, visto che il mio 70.3 a Praga inizierà alle 12. Ivy si allena di corsa in salita e in solitaria, nelle ore più strane della giornate, in preparazione della sua nuova impresa Run Everesting. Questo ci serve ad allenare la nostra mente e il nostro corpo alle peggiori condizioni nelle quali ci potremmo trovare durante le nostre sfide, costruendo un importante base di resilienza.

Ora tocca a te! Prova a pensare a come iniziare ad applicare la privazione in maniera volontaria.

Annota alcune aree della tua vita in cui puoi iniziare ad applicare questa idea e inizia a costruire una solida base di resilienza, in modo che se in futuro dovessi vivere situazioni difficili, sei già allenato a farlo.