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La parola invidia deriva dal latino: “in-videre” cioè “vedere contro” o “guardare di traverso”

Nella teologia cattolica è uno dei sette vizi capitali. Nelle riflessioni di Sant’Agostino è “il peccato diabolico per eccellenza”.

L’invidia è un meccanismo che mettiamo in atto quando ci sentiamo sminuiti dal confronto con qualcuno, con quanto ha, con quanto è riuscito a fare. Diciamo che è un tentativo alquanto maldestro di recuperare la fiducia, la stima in noi stessi svalutando l’altro. Si tratta quindi di un processo: c’è il confronto, l’impressione devastante di impoverimento, di impotenza e poi la reazione aggressiva. Per cercare di proteggere il nostro valore, svalutiamo il modello abbassandolo al nostro piano, invece che rinunciare alle nostre mete diventando indifferenti.
L’invidia è quindi un tentativo di scacciare lo stimolo svalutando l’oggetto, la meta, il modello. Desiderare e giudicare diventano allora le fonti dell’invidia.

L’invidia non si esprime solo attraverso l’aggressività, la svalutazione degli altri, ma anche in maniera opposta attraverso l’autocommiserazione, il lamento, il vittimismo.

Solitamente infatti quando ascoltiamo una persona lamentarsi, descrivere i soprusi che ha subito, gli ostacoli che ha incontrato, tutte le disgrazie che le hanno impedito di raggiungere i suoi obiettivi, non pensiamo all’invidia. Anzi, partecipiamo alla sua sofferenza e la compatiamo per non aver potuto realizzare ciò che la vita le aveva promesso. Chi si autocommisera in questo modo è convinto di essere trattato ingiustamente dal mondo che, invece, è stato molto generoso con tutti gli altri. Se le ascoltiamo con attenzione queste persone lamentose sono in realtà profondamente passive, stanno a guardare, non agiscono. Non affrontano la vita, non si buttano, non rischiano. Spesso vorrebbero che fossero gli altri a darsi da fare al posto loro, a risolvergli i problemi.
Per Alberoni: “ tutti coloro che emergono, che valgono, che sono ammirati ed amati, hanno sempre dei nemici che li odiano e li invidiano in modo feroce. Ogni volta che realizzerete qualcosa di valore e verrete elogiati, vo farete dei nuovi nemici. Osservando gli occhi di coloro che vi circondano, ne troverete sempre alcuni freddi o sfuggenti: sono gli occhi dell’invidia, gli occhi delle persone che d’ora in avanti dovrete temere.

La soluzione positiva che come sai bene il coaching cerca sempre è che l’invidia nel profondo è ammirazione. Si si hai capito bene, l’invidia è ammirazione segreta.

L’invidia è ammirazione inconscia, certamente esasperata, poiché si nutre del desiderio di possedere le stesse doti altrui al fine di ottenere il riconoscimento che l’altro possiede.
Quindi se l’invidia è ammirazione distorta una visione positiva di questo contorto sentimento potrebbe verosimilmente indurre ad auspicare che l’invidioso rivolge il proprio sguardo alla faccia positiva dell’invidia cioè alla ammirazione.
Eliminiamo le scorie dell’invidia cattiva e velenosa e recuperiamo la parte sana dell’ammirazione che si nasconde silenziosa dentro di noi. Ne guadagneremo in creatività, energia, positività.

Voi avete le vostre risorse per arrivare dove volete. Dovete imparare a sfruttare tutto ciò che vi rende diversi dagli altri. Forse avete abilità che le persone che invidiate non possiedono, quindi perché provare invidia per loro? Perché volete essere come gli altri?

Giocare a essere gli altri, mettervi nei panni degli altri non vi aiuterà a raggiungere i vostri traguardi. Concentratevi su di voi, abbiate fiducia nelle vostre capacità e impegnatevi per realizzare i vostri sogni. Avete molte risorse a vostra disposizione, vi serve solo la strategia più adatta a voi.
Pensate che nessuno merita tanto la vostra attenzione come meritate voi e che, per raggiungere ciò che desiderate, dovete guardare in faccia voi stessi e dimenticarvi delle persone che avete accanto e dei loro traguardi.
Se dovete competere con qualcuno, fatelo con voi stessi
Siamo abituati a competere, qualcosa che alimenta la comparsa dell’invidia. Raggiungere un obiettivo prima degli altri ci spinge a guardare chi abbiamo più vicino per cercare di copiarne la strategia.
Questo, però, non garantisce il successo. Ma c’è di più, travolgere gli altri vi renderà felici? No, assolutamente. Vi sentirete soli nella vostra vittoria, perché avrete distrutto tutte le relazioni importanti che avevate. Tutto questo per l’affanno di essere i migliori.

Utilizzate le risorse che avete a disposizione, imparate dai vostri errori e seguite il cammino che vi porterà ai vostri traguardi. Seguite i passi di chi è già riuscito a raggiungere il traguardo che anche voi desiderate, ma non dimenticate che il cammino non sarà lo stesso, perché ognuno di noi è diverso e per questo unico.

Luca Borreca

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